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lunedì 14 gennaio 2013

Life and love

Every morning I wake up after a lonely night and I am happy, happy because I had one less night without a lover, so I am closer to the day with a lover, a life with a lover, a child with a lover....

Lo Yaro


venerdì 30 settembre 2011

Ero, sono, sarò ?

Non son lo Yari che ero ieri, non son gli avi dei mie domani, son solo il presente della mia labile mente !
Lo Yaro

sabato 26 marzo 2011

Yari, io e me stesso !


Sono un giocatore che non gioca con i giochi rotti, sono un sognatore che non sogna con i sogni persi.

Sono un guerriero senza un destriero, sono un viandante senza un amante.

Son solo chi sono. Così mi coloro

Lo Yaro



lunedì 14 febbraio 2011

Love and Dance

Some people collect power, others collect money or women. I collect dreams, two of these are dance and love !
Lo Yaro



giovedì 7 ottobre 2010

Voluttuose profondità


Onde gelate e curve bagnate, il tocco ad un ombra che pare tremare
Le lune sull’ acqua, riluce la pelle, essenze salate di mare e di amore
La brezza rinfresca le voglie
Contrasti respiri, lingue abbracciate
I flussi riscaldan le membra
Urto vicino, gambe incastrate
Il senno assopito, il sogno, segno tra i seni
La mano che impulsa, il torso od un arto
Il membro che pulsa vivace e inesperto
Gola traboccante
Bocca gorgheggiata
Umide pieghe
Dita internate
Mare
Mosso
Sale
Amplesso

Lo Yaro

lunedì 13 settembre 2010

Vivo per vivere !


Ho perdonato errori quasi imperdonabili, ho provato a sostituire persone insostituibili e dimenticato persone indimenticabili. Ho agito per impulso, sono stato deluso dalle persone che non pensavo lo potessero fare, ma anch'io ho deluso. Ho tenuto qualcuno tra le mie braccia per proteggerlo; mi sono fatto amici per l'eternità. Ho riso quando non era necessario, ho amato e sono stato riamato, ma sono stato anche respinto. Sono stato amato e non ho saputo ricambiare. Ho gridato e saltato per tante gioie, tante. Ho vissuto d'amore e fatto promesse di eternità, ma mi sono bruciato il cuore tante volte! Ho pianto ascoltando la musica o guardando le foto. Ho telefonato solo per ascoltare una voce. Io sono di nuovo innamorato di un sorriso. Ho di nuovo creduto di morire di nostalgia e… ho avuto paura di perdere qualcuno molto speciale (che ho finito per perdere)… ma sono sopravvissuto! E vivo ancora! E la vita, non mi stanca… E anche tu non dovrai stancartene. Vivi! È veramente buono battersi con persuasione, abbracciare la vita e vivere con passione, perdere con classe e vincere osando, perchè il mondo appartiene a chi osa! La Vita è troppo bella per essere insignificante!

Charlie Chaplin

domenica 1 novembre 2009

L' invito della follia

Tanto tempo fa la Follia decise di invitare tutti i sentimenti per una insolita riunione conviviale, raccoltisi tutti intorno a un caffè per animare l'incontro la Follia propose: "Si gioca a nascondino?".
"Nascondino? Che cos'è?" - domandò la Curiosità.
"Nascondino
è un gioco rispose la Follia "Io conto fino a cento e voi vi nascondete. Quando avrò terminato di contare comincerà a cercarvi e il primo che troverò sarà il prossimo a contare".

Accettarono tutti ad eccezione della Paura e della Pigrizia che rimasero a guardare in disparte.
"1,2,3. - la Follia cominciò a contare.
La Fretta si nascose per prima, dove le capitò.
La Timidezza, esitante come sempre, si nascose in un gruppo d'alberi. La Gioia corse festosamente in mezzo al giardino non curante di un vero e proprio nascondiglio.
La Tristezza incominciò a piangere, perché non trovava un angolo adatto per occultarsi. L'Invidia ovviamente si unì all'Orgoglio e si nascose accanto a lui dietro un sasso. La Follia proseguì la conta mentre i suoi amici si nascondevano.
La Disperazione era sconfortata vedendo che si era già a novantanove. "CENTO! - gridò la Follia - "Adesso verrò a cercarvi"
La prima ad essere trovata fu la Curiosità, poiché non aveva potuto impedirsi di uscire per vedere chi sarebbe stato il primo ad essere scoperto. Guardando da una parte, la Follia vide l'Insicurezza sopra un recinto che non sapeva da quale lato avrebbe potuto nascondersi meglio. E così di seguito furono scoperte la Gioia, la Tristezza, la Timidezza e via via tutti gli altri.
Quando tutti finalmente si radunarono, la Curiosità domandò: "Dov'è l'Amore?".
Nessuno l'aveva visto, il gioco non poteva considerarsi concluso e così la Follia cominciò a cercarlo. Cercò in cima ad una montagna, lungo il fiume sotto le rocce. Ma dell'Amore nessuna traccia, setacciando ogni luogo la Follia si accorse di un rosaio, prese un pezzo di legno e cominciò a frugare tra i rami spinosi, quando ad un tratto sentì un lamento. Era l'Amore, che soffriva terribilmente perché una spina gli aveva appena perforato un occhio. La Follia non sapeva che cosa fare. Si scusò per avere organizzato un gioco così stupido, implorò l'Amore per ottenere il suo perdono e commossa dagli esiti di quel danno irreversibile arrivò fino a promettergli che l'avrebbe assistito per sempre. L'Amore rincuorato accettò la promessa e quelle scuse così sincere.
Così da allora l'Amore è cieco e la Follia lo accompagna sempre

Giorgio Lopez

sabato 18 luglio 2009

Amistad


Amico mio, accanto a te
non ho nulla di cui scusarmi,
nulla da cui difendermi,
nulla da dimostrare: trovo la pace...
Al di la' delle mie parole maldestre
tu riesci a vedere in me
semplicemente l'uomo.

(Antoine de Saint-Exupery)

sabato 21 marzo 2009

Racconto Zen : Serena contemplazione

Zengetsu, un maestro cinese della dinastia T’ang, scrisse per i suoi allievi i seguenti consigli:
Vivere nel mondo e tuttavia non stringere legami con la polvere del mondo è la linea di condotta di un vero studente di Zen.
Quando assisti alla buona azione di un altro, esortati a seguire il suo esempio. Nell’aver notizia dell’errore di un altro, raccomandati di non imitarlo.
Anche da solo in una stanza buia comportati come se avessi di fronte un nobile ospite. Esprimi i tuoi sentimenti, ma non diventare più espansivo di quanto la tua vera natura ti detti.
La povertà è il tuo tesoro. Non barattarla mai con una vita agiata.
Una persona può sembrare sciocca e tuttavia non esserlo. Può darsi che stia solo proteggendo con cura il suo discernimento.
Le virtù sono i frutti dell’autodisciplina e non cadono dal cielo da sole come la pioggia o la neve.
La modestia è il fondamento di tutte le virtù. Lascia che i tuoi vicini ti scoprano prima che tu ti sia rivelato.
Un cuore nobile non si mette mai in mostra. Le sue parole sono come gemme preziose, sfoggiate raramente e di grande valore.
Per uno studente sincero, ogni giorno è un giorno fortunato. Il tempo passa ma lui non resta mai indietro. Né la gloria né l’infamia possono commuoverlo.
Critica te stesso, non criticare mai gli altri. Non discutere di ciò che è giusto e di ciò che è sbagliato.
Alcune cose, benché giuste, furono considerate sbagliate per intere generazioni. Poiché è possibile che il valore del giusto sia riconosciuto dopo molti secoli, non c’è alcun bisogno di pretendere un riconoscimento immediato. Vivi con un fine e lascia i risultati alla grande legge dell’universo. Trascorri ogni giorno in serena contemplazione.

sabato 14 febbraio 2009

La ballerina ed il bassista


In un pazzo palazzo di gente esuberante
vive un quarantenne senza donne
Si chiama Argo e suona il contrabbasso
si diletta, ma non è un asso
e spesso nel salone la mattina
al suonar fa un gran fracasso.

Affianco ad Argo,a destra di una maestra
vive una giovincella carina e bella
Si chiama Salsa ed è una ballerina
dalla cintura molto fina
che ogni mattina per colpa del vicino
prende sempre un'aspirina.

Un giorno Argo tra le scale
incontra la ballerina che sta male
Piange, sbraita e si dispera
Argo allora la consala fino a sera.

Da quel giorno il bassista
decide di buttarsi in pista
e quando Salsa accenna un movimento
Argo l'accompagna col suo strumento.
LO YARO

sabato 13 settembre 2008

Racconto Zen : Ah si?

Il maestro Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua vita. Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese, i cui genitori avevano un negozio di alimentari.
Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che era incinta. La cosa mando’ i genitori su tutte le furie.
La ragazza non voleva confessare chi fosse l’uomo, ma quando non ne pote’ piu’ di tutte quelle insistenze, fini col dire che era stato Hakuin.
I genitori furibondi andarono dal maestro, lo insultarono e gli imposero di mantenere la ragazza e il bambimo.
“Ah si?” disse lui come tutta risposta.
Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai si era preso la reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupo’ del bambino e della giovane con grande sollecitudine. Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo. Si mise inoltre a intrecciare un maggior numero di stuoie per poter mantenere i due nuovi venuti.
Dopo un anno la giovane - annoiata di vivere con Hakuin - non resitette piu’, si pentì e disse ai genitori la verita’: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavorava al mercato del pesce.
La madre e il padre della ragazza, cosi come anche i vicini, andarono subito da Hakuin a chiedergli perdono, a fargli tutte le loro scuse e a riprendersi il bambino e la giovane.
Hakuin non fece obiezioni.
Nel cedere il bambino, tutto quello che disse fu: “Ah si?”.

martedì 11 dicembre 2007

Il pagliaccio e la stella



Molte preoccupazioni nel vecchio sorriso del pagliaccio,fuori gioviale e dentro un po' pazzo, stanco, solo, lui ci sta male.

Una stella gli appare e lo invita a ballare, così il baffuto spaventato dall' accaduto, comincia a scherzare.
Dopo luci e saette la meteora deve andare e il pagliaccio si sveglia da un sogno d' amore, decidendo cosi' di viaggiare per cercare la sua stella polare.

Lo Yaro

lunedì 10 dicembre 2007

Il cirano


“Io tocco i miei nemici col naso e con la spada, ma in questa vita oggi non trovo più la strada,
non voglio rassegnarmi ad essere cattivo, tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo… Non ridere, ti prego, di queste mie parole, io sono solo un’ombra e tu, Rossana, il sole; ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora, ed io non mi nascondo sotto la tua dimora, perché ormai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo,
per sempre tuo,
per sempre tuo, Cirano”.

Edmond Rostand